ASPIRINA: DA IPPOCRATE AI GIORNI NOSTRI, UNO DEI FARMACI PIÙ USATI NELLA STORIA

Sicuramente anche a voi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di prendere un'aspirina….

Tra tutti i FANS (Farmaci Antiinfiammatori Non Steroidei), infatti, l'aspirina o acido acetilsalicilico, è sicuramente quello più conosciuto e comunemente usato. Inoltre, l'ampio spettro di proprietà medicamentose lo rende un farmaco efficace e utilizzabile in diverse condizioni patologiche.


Così come per gli altri FANS, tre sono le azioni terapeutiche principali:

1) antiinfiammatoria

2) analgesica

3) antipiretica.


Tutte e tre sono riconducibili ad un unico meccanismo d'azione: l'inibizione della sintesi delle prostaglandine.

Le prostaglandine sono molecole appartenenti alla classe degli eicosanoidi e sono prodotte dall'organismo in seguito al metabolismo di un importante acido grasso, l'acido arachidonico.

Questo è il più abbondante e importante tra i precursori degli eicosanoidi e può provenire da diverse fonti:

- cibi (come la carne)

- acido linoleico, che viene convertito ad acido arachidonico

- fosfolipidi di membrana, che rappresentano la fonte principale.



L'acido arachidonico può essere metabolizzato attraverso varie vie, tra le quali, quella implicata nella sintesi delle prostaglandine, è la via delle cicloossigenasi.

Le cicloossigenasi (COX) sono gli enzimi responsabili, attraverso varie reazioni, della conversione dell'acido arachidonico a diverse molecole bioattive, tra cui:

- prostaglandine

- prostacicline

- trombossani.

Esistono 2 diverse isoforme dell'enzima (una terza isoforma, la COX3, è stata recentemente identificata e il suo ruolo non è stato ancora perfettamente chiarito):

- la COX 1

- la COX 2.

La prima è espressa costitutivamente nell'organismo in vari tipi di cellule ed è responsabile della sintesi di prostaglandine coinvolte in numerosi processi fisiologici, come, ad esempio, la citoprotezione della mucosa gastrica, la filtrazione glomerulare, il flusso ematico renale e l'aggregazione piastrinica.

La seconda, invece, è una forma inducibile e la sua espressione può essere indotta da vari fattori immunologici e infiammatori. A differenza della COX1, la COX2 è responsabile della sintesi di prostaglandine coinvolte nei processi infiammatori acuti e cronici.


In generale le attività biologiche degli eicosaniodi e, in particolare delle prostaglandine, sono molto numerose. Quelle più importanti sono rappresentate da:

- rilassamento e contrazione della muscolatura liscia di vasi e visceri

- inibizione o induzione del rilascio di neurotrasmettitori, specie quelli coinvolti nella percezione del dolore

- induzione della febbre e del sonno

- regolazione della secrezione e della motilità gastro-intestinale

- regolazione delle funzioni renali

- stimolazione o inibizione dell'attività piastrinica

- regolazione dell'emostasi vascolare

- partecipazione e attivazione di risposte infiammatorie e immunitarie

- stimolazione del rilascio di ormoni ipofisari.

Da questo breve elenco si può facilmente dedurre che le prostaglandine siano coinvolte in numerose risposte fisiologiche, ma anche patologiche.


L'aspirina e i FANS agiscono inibendo l'attività delle COX e, di conseguenza, la sintesi di prostaglandine.

Questo meccanismo d'azione è responsabile sia degli effetti terapeutici, che degli effetti collaterali di tali medicinali.


In particolare:

L'azione antiinfiammatoria è dovuta all'inibizione dell'enzima COX2, che catalizza la formazione di prostaglandine pro-infiammatorie. Questa attività la rende particolarmente utile sia allo scopo di ridurre processi infiammatori acuti (causati ad esempio da infezioni batteriche o virali), sia processi infiammatori cronici associati a patologie quali l'artrite reumatoide.

L'azione analgesica è dovuta all'inibizione della sintesi della prostaglandina E2 (PGE2), che sarebbe responsabile della sensibilizzazione delle terminazioni nervose all'azione di mediatori chimici liberati dal processo infiammatorio quali bradichinina e istamina.

Grazie a questa sua attività, l'aspirina è efficace nel contrastare il dolore di media o bassa intensità.

L'azione antipiretica, ugualmente, è dovuta all'inibizione della sintesi della PGE2. La sintesi di quest'ultima può essere indotta da agenti pirogeni e provoca un'elevazione del punto critico del centro termoregolatore dell'ipotalamo anteriore, responsabile dalla regolazione della temperatura corporea.

L'aspirina abbassa rapidamente la temperatura di pazienti febbrili, ma non ha effetti sulla temperatura corporea normale.


Oltre queste, esistono anche altre applicazioni terapeutiche del farmaco, come ad esempio:

- trattamento topico di calli, duroni ed epidermofitosi

- chiusura del dotto arterioso aperto

- prevenzione del cancro (l'osservazione che l'uso frequente di acido acetilsalicilico riduca il rischio di carcinoma del colon e altri tumori ha permesso di intravedere nuovi orizzonti per l'utilizzi del farmaco)

- applicazioni cardiovascolari (basse dosi di aspirina si sono rivelate efficaci nel ridurre l'incidenza di un secondo infarto del miocardio, la mortalità dei pazienti dopo un primo infarto, l'incidenza di attacchi ischemici transitori, di trombosi coronarica e angina instabile).


Tutte queste applicazioni, rendono sicuramente l'aspirina una dei farmaci maggiormente impiegati, con ben 50 milioni di compresse al giorno ingerite negli Stati Uniti.

Tra i tanti utilizzatori, forse, non tutti sanno che i salicilati occupano un posto importante tra i rimedi più antichi della storia.


Infatti, già Ippocrate, il padre della medicina, consigliava nel I secolo a.C. ai suoi pazienti di bere degli infusi di foglie di salice e masticarne la corteccia per lenire i dolori, e Dioscoride, medico greco alla corte dell'imperatore Nerone, e Plinio attribuirono alla corteccia di tale pianta proprietà analgesiche e antipiretiche.

Intorno alla metà del '700 il Reverendo Stone, esperto botanico, dopo aver assaggiato la corteccia del salice (Salix alba vulgaris), riconobbe nel suo sapore amaro delle similitudini con il sapore della Cinchona, la pianta da cui veniva estratto il chinino, già noto come antimalarico.

Questo, permise al reverendo di pensare di utilizzare la corteccia della piante per la cura delle febbri malariche.

Il primo, però, a identificare il principio attivo contenuto in tale corteccia (salicilina) fu un farmacista francese, Leroux nel 1829, mentre fu l'italiano Raffaele Pira, nel 1838, ad ottenere l'acido salicilico dalla salicilina.

Nel 1860 Kolbe creò una sintesi a basso costo dell'acido salicilico dal fenato di sodio e anidride carbonica. Tuttavia, fu un chimico tedesco della Bayer, Felix Hoffman, l'autore della sintesi dell'acido acetilsalicilico (1893), che nel 1899 venne messo in commercio proprio dalla Bayer col nome di aspirina ("A" da acetile e "Spirin" da Spirea, la specie della pianta che veniva utilizzata inizialmente per ottenere l'acido acetilsalicilico).

Da quel momento in poi l'aspirina divenne via, via più utilizzata fino ad arrivare ad essere uno tra i farmaci più comunemente impiegati nel mondo.

Nel 1971 John Vane, farmacologo presso il Royal College di Londra, fu il primo a scoprire il meccanismo d'azione dell'acido acetilsalicilico, scoperta che gli valse il Premio Nobel e il titolo di padre di tutte le attuali conoscenze del meccanismo d'azione del farmaco.


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